|
l termovalorizzatori comunicano un’illusione: i rifiuti vi entrano e, magicamente, scompaiono. Non è così.
Per 1 tonnellata di rifiuti bruciata (+ acqua e Ossigeno), esce:
• 1 tonnellata di fumi;
• 290 Kg di ceneri “solide” da smaltire;
• 30 Kg di “ceneri volanti”;
• 650 Kg di acqua di scarico da trattare;
• 25 Kg di gesso.
Gli inquinanti catturati dai filtri non vengono distrutti, ma semplicemente concentrati nei residui solidi (ceneri) o liquidi (acque di scarico) anziché in quelli gassosi.
Il residuo della combustione: Circa il 30 % del peso del rifiuto è ridotto in ceneri che per le loro elevate caratteristiche di tossicità, devono essere smaltite in discariche speciali.
Gli inquinanti “dispersi” come gas, acque di scarico, percolato delle discariche speciali, entrano nella catena alimentare e si depositano nei tessuti degli organismi viventi, con tempi di persistenza molto lunghi e grande capacità di accumulo. Formazione della diossina: Si sa che sotto i 900 °C le plastiche come gli avanzi di cibo salati possono produrre diossina la quale è fonte di gravi danni per la salute. La diossina è una sostanza che entra nel ciclo alimentare e si accumula nei grassi, soprattutto nel latte materno.
1 solo grammo di diossina è considerato pericoloso per 4.500.000 persone.
Fonte: Seminario Medicina Democratica “Rischi e danni per la salute..” Firenze 2001
ALLARME ISDE (Associazione medici per l’ambiente)
L’incenerimento è la tecnologia meno rispettosa per l’ambiente e la salute per la formazione di NANOPARTICELLE. Queste sostanze una volta penetrate nell’organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie: come forme tumorali, malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche. L’ISDE chiede, fra l’altro, che venga istituita una MORATORIA sui progetti dei termovalorizzatori.Alle alte temperature (per evitare la formazione di diossine), si formano delle particelle molto piccole inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili, che non possono essere filtrate né dai sistemi meccanici, né dal nostro organismo, per cui quando vengono respirate insieme all’aria, entrano in circolazione attraverso il sangue e si depositano in un organo.
Cip6
I termovalorizzatori godono di contributi statali, poiché falsamente vengono spacciati per “fonti rinnovabili ed assimilate” e pagate dai cittadini nella bolletta Enel alla voce A3 con il 7%
Senza il Cip6 la produzione di energia da rifiuti non sarebbe affatto conveniente .
LE ALTERNATIVE
- Risparmio economico, di energia e preserva l’ambiente
- Riducendo gli imballaggi. Prodotti alla spina (latte, detersivi, bevande). Pannolini riutilizzabili. Compostaggio domestico. Acqua di rubinetto. Incoraggiare chi produce meno rifiuti facendolo pagare meno.
- Con la raccolta differenziata porta a porta si può arrivare al 65-85%; percentuali non raggiungibili con i sistemi a cassonetti.
- I materiali separati e raccolti vengono inviati alle filiere del riciclo per produrre nuovi oggetti e materiali, e l’organico agli impianti di compostaggio per produrre fertilizzante.
Restante indifferenziato
Mediante il Trattamento Meccanico Biologico a freddo (TMB) si separa la frazione umida (biocombustibile e compostaggio per ricoprire discariche) dalla frazione secca (carta, plastica, vetro, inerti… in parte riciclabile, in parte smaltiti – per sottofondi stradali e altro)
Non è utopia
Queste alternative sono già operative in molte città della Lombardia, del Veneto, ma soprattutto nel Nord Europa e negli USA. In Italia le percentuali della raccolta differenziata vanno in media dal 45/50% del Nord a scendere verso il Sud anche fino 5/10%.
Alcuni esempi concreti di percentuali di differenziata
San Francisco (USA) 67% (800.000 ab)
Novara………………….…….68% (100.000 ab)
Verbania:……………………66,4% (31.000 ab)
Asti……………………………..62% (74.000 ab)
Belluno………………………. 57% (36.000 ab)
Rovigo……………………….. 51% (52.00 ab)
Reggio Emilia…………… 46% (132.000 ab)
Priula-Treviso…………. 75% (220.000 ab)
Padova, Torino, Brescia, Ravenna: 39-37%.
Quartiere Colli Aniene (Roma): 63%
Regione Fiandre (Belgio): 70%
I termovalorizzatari comunicano un’illusione: i rifiuti vi entrano e, magicamente, scompaiono. Non è così.
1. I termovalorizzatori non distruggono i rifiuti, ma ne cambiano solamente la composizione chimica. Inoltre durante la loro combustione si formano nuove sostanze (Diossine, furani, inquinanti organici) e si liberano dei metalli, che non sempre sono filtrabili neanche dai più sofisticati sistemi di abbattimento. Tutte queste sostanze risultano essere altamente tossici, cancerogeni e mutageni. Le ceneri devono essere destinate in discariche speciali molto più costose di quelle normalmente utilizzate per i rifiuti comuni. Praticamente sono delle fabbriche di veleni.
2. Tutte queste sostanze finiscono nei suoli, dai suoli nei vegetali e da questi negli animali che se ne cibano; accumulandosi nei lipidi raggiungono le concentrazioni più elevate negli organismi al vertice della catena alimentare, cioè negli uomini e tra questi nelle nuove generazioni.
3. I termovalorizzatori bruciano principalmente la carta, la plastica, il legno, ecc., cioè prevalentemente i materiali che potrebbero essere recuperati. Costruire termovalorizzatori significa quindi vanificare le raccolte differenziate di questi materiali.
4. Finanziariamente i termovalorizzatori rappresentano un affare (sporco) soltanto perché godono di contributi statali, poiché falsamente vengono equiparati alle fonti di energie rinnovabili. Essi producono sì energia, ma in quantità minore di quanto ne consumano, e a scapito della qualità dell’aria e del suolo, perché vengono inquinati di nuove sostanze tossiche, cancerogene e mutagene.
5. Esistono soluzioni meno costose, non inquinanti e non dannose per la nostra salute, già operative in città della Lombardia, del Veneto, ma soprattutto nel Nord Europa e negli USA.
6. Queste soluzioni privilegiano la raccolta differenziata “porta a porta” e il Trattamento Meccanico Biologico a freddo (TMB), mediante i quali si riesce a differenziare quasi tutto.
7. La Comunità Europea prevede una linea di intervento sulla gestione dei rifiuti che in ordine di priorità si riassume con le 4 erre: 1) Riduzione alla fonte; 2) Riutilizzo/Riuso; 3) Raccolta differenziata porta a porta; 4) Riciclo/Recupero dei materiali.
8. Con il raddoppio del termovalorizzatore del “Picchianti”, si brucerà spazzatura in quantità doppia. Molto di più di quella prodotta dai livornesi. Di conseguenza in tutta la città vi sarà:
a) un peggioramento della qualità dell’aria;
b) maggiori rischi per la salute;
c) maggiori spese sanitarie;
d) una forte riduzione dei valori della case e degli immobili.
BUONE RAGIONI PER NON COSTRUIRE UN INCENERITORE
1. Il Decreto Ronchi del 1997 e stabilisce che il problema rifiuti deve essere risolto preferibilmente con la riduzione dei rifiuti prodotti, ad esempio mediante il minore uso degli imballaggi, e la raccolta separata finalizzata al riciclaggio.
2. Gli inceneritori funzionano bruciando la carta, la plastica ed il legno ecc. contenuti nei rifiuti. Costruire inceneritori significa quindi vanificare le raccolte differenziate di questi materiali necessari per la combustione.
3. Durante la combustione dei rifiuti non solo si liberano metalli tossici, ma si formano anche nuove sostanze cancerogene, come diossine e furani, tutte sostanza queste che non sono significativamente filtrabili neanche dai più sofisticati sistemi di abbattimento.
4. I residui della combustione che escono dagli inceneritori sono costituiti da polveri e ceneri altamente tossiche; hanno quindi bisogno, per motivi sanitari, di lavorazioni e discariche molto più costose di quelle normalmente usate per i rifiuti comuni.
5. Gli inceneritori non producono energia ma la consumano. Infatti la selezione, l’essiccatura, la pressatura ed il trasporto dei rifiuti richiedono complessivamente più energia di quella ottenuta dalla loro combustione.
6. La convenienza economica dell’incenerimento esiste solo per le ditte che lo gestiscono, mentre i cittadini sono costretti a pagarne l’onere. Infatti l’energia elettrica prodotta viene venduta all’Enel ad un prezzo molto maggiore di quello di mercato. La differenza la paga lo Stato con le nostre tasse. Come se non bastasse il salasso già subito per i rifiuti!
7. Secondo uno studio, una modesta raccolta differenziata, ad esempio al 40%, garantirebbe nella Provincia di Livorno la creazione di 90 nuovi posti di lavoro, più altri 20 nella stagione estiva. Un moderno inceneritore invece impiega al massimo 25-30 persone. Puntare sugli inceneritori significa quindi mortificare le possibilità occupazionali.
Links
Documentazione scaricabile
INCENERIMENTO E SALUTE UMANA (Stato delle conoscenze sugli effetti degli inceneritori dei rifiuti sulla salute umana)
DiOSSINE e METALLI nel LATTE VACCINO in prossimità di impianti di INCENERIMENTO
Video
Disfarsi degli inceneritori in due mosse
Nano patologie: morire a norma di legge
Termovalorizzatori per morire
Danni alla salute derivanti dagli inceneritori
Siti
Greenpeace
Nanodiagnostics
Inceneritori.org
comitato per il No all’inceneritore di Scarlino
informiamoci ed informiamo
|