In relazione al post “il popolo del no”

In relazione al post: Il popolo del “no”, vorrei fare un’osservazione. Si sa Napoli com’è, “mors tua vita mea”, tutti felici che a  stare nei guai siano quelli di Chiaiano, tra l’altro una delle poche zone davvero ancora carine di Napoli, con dei campi, della vegetazione, vicino alla zona ospedaliera, che è una zona, chissà come, ancora gradevole di Napoli, pura follia aver messo lì la discarica: insomma, i chiaianesi sono stati abbandonati a loro stessi.

Se, puta caso, qualcuno di loro si trovasse a passare per queste pagine, un suggerimento potrebbe essere quello di pensare all’aspetto legale della questione su di un livello europeo, pe rlo meno.

Se non erro, ci dovrebbero essere delle regole che stabiliscono che le discariche devono essere ad un “tot” di distanza dai centri abitati, dovrebbero essere regole europee. Ci vorrebbe qualcuno che s’interessasse di tale aspetto a dun livello importante.

In linea più generale: Qual è l’aspetto legale delle questioni ambientali *quando abbiano conseguenze rilevanti sulla salute degli abitanti*? Quale lo stato della questione, oggi?

Si può configurare un reato di tentativo di genocidio, eventualmente da presentare alla corte dell’Aia?

Non lo so e non sono un tecnico. Certo si è che – qualora abbiano rilevanti conseguenze sulla salute dei cittadini della zona – i reati ambientali o, semplicemente, la cattiva gestione del territorio pongono in forse la sopravvivenza stessa di una comunità, attentano alla sua stessa sussistenza vitale, e le attuali leggi sono carenti perché mancano di percepire il punto, cioè il tentativo di annichilimento d’intere comunità.

E’ possibile pensare ad una giurisprudenza nuova in tali temi? Essa non può che essere, per lo meno, a scala europea, se non mondiale, che è un livello al momento troppo lontano. Non sono un esperto e posso solo suggerire delle linee alternative di pensiero ed azione, rispetto alle solite sguite sin qui e che non sono state paganti.

Mi permetto di suggerire a qualche chiaianese di passaggio costì, od a qualcuno interessato alla questione di *uscire* da Napoli, città “abietta”, come dice un mio parente di lì, dove per “abiezione” s’intende quella mentale in primo luogo. La solidarietà della città mancherà nel momento decisivo per il classico istinto alla sopravvivenza ad ogni costo, pure nella mondezza.

Dovete porre il problema in ambito più largo, in primo luogo quello legale, in secondo luogo, per esempio, cercando di ricollegarvi con quei movimenti che hanno a cuore la tutela del territorio e della terra, e, con essi, ma chiaramente indipendentemente da essi, cercare di vedere se ci sta una possibilità di costruire un movimento di più largo respiro che ponga al *centro* l’interesse del territorio non solo come “tutela” e nemmeno colo come “risorsa”, tutte cose vere ma relative: il territorio come *centralità* del problema della ***sopravvivenza*** delle comunità all’alba, terrea e terribile, oscura come poche, del XXI secolo.

Più che alba, sarebbe bene parlare di tramonto … Il XXI secolo sorge come tramonto, sin dall’inizio …!

Fantastico (si fa per dire …).

Comunque, il suggerimento da dare è: uscire dalla chiusura in Napoli e pure dall’Italia.

Come si è visto, è cambiato il governo ma la cosiddetta “soluzione” è quella del 2006, solo con qualche cambiamento, in peggio.

L’Italia non è in grado di risolvere questo problema, il che è una cosa molto grave. Al massimo lo si può cercare di mettere sotto traccia, che è quel che stanno cercando di fare, sinora senza molto successo, ma ce la possono fare. Risolvere è un termine che ha un tutt’altro senso, vuol dire “sciogliere” un problema, di qualsiasi natura esso sia.

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