“Decrescita, un’idea vincente”. Nato il Partito della Decrescita
E’ nato il Partito della Decrescita, in Francia, “Parti pour la Décroissance”. La decrescita non può essere un partito, ma un’idea ben più vasta. Nonostante questo, l’idea di un partito può servire a supportare l’idea stessa, dandole visibilità.
In tal senso è utile, purché non sia il vecchio partito, piuttosto una sorta di Rete che si diffonde.
Ancora in tal senso, cominciare a costruir qualcosa di concreto anche in Italia sarebbe utile.
Suggerirei una sorta di Convegno, o micro-Convegno, sulla decrescita.
Non solo mucchio di parole, ma parlare anche della casa, come si costruisce una casa diversa, come costruire un’economia “fai da te”, della quale si comincia a parlare anche nella patria del noeliberismo in crisi: gli Stati Uniti.
Costruire delle Reti di rapporti che abbiano in vista l’ulteriore prosieguo della crisi in atto e pensino a costruir legami, in vista di questo. Come produrre l’energia. Non l’ho dimenticato. Occorrerebbe fare delle directory, con tutto l’utile massimo, in ognuno di tali campi. Anche in inglese, per poter diffondersi il più possibile. Chissà che chissà dove qualcuno abbia un’idea cui nessun altro aveva pensato…
Il nostro primo faro sia: il necessario prima.
Il secondo: il fattibile qui ed ora.
Il terzo: accumulare il fattibile, anche in directory, manuali e quant’altro sia possibile, opuscoletti scaricabili a zero, finché sia possibile farlo, perché sulla lunga distanza è chiaro che questo sistema va verso una fase di stallo, non nell’immediato, ma questa è la tendenza di largo periodo, l’onda lunga.
Il quarto: chiunque partecipa diffonde e contribuisce all’idea.
PS. Suggerisco di dare una rapida occhiata ai nuovi Link utili posti qui accanto, ché possono essere utili, al Ciacci Magazine, alla campagna contro la cementificazione del territorio ed al Parti pour la Décroissance.
Dal sito di questo partito:
“En effet nous n’arriverons pas à sortir de cette crise, qui n’est pas seulement celle de la financiarisation de l’économie, si nous ne prenons pas le temps d’en analyser les causes profondes ainsi que tous ses aspects”.
In effetti, non si arriverà mai ad uscir da questa crisi, che non è solamente quella della finanziarizzazione dell’economia, se non ci si prenderà il tempo di analizzarnele cause profonde in tutti i suoi aspetti.
E’ il tempo la chiave di volta: non c’è tempo, ti prendono come cani adietro la preda.
E l’altra chiave è il linguaggio: sempre le stesse parole…
Ma credete davvero che i grandi preti della globalizzazione non abbiano previsto le contromosse?!
A tal proposito, si veda:
http://decemberwolf.splinder.com/archive/2006-06
Da questo blog di qui sopra, riporto dei brani.
“Bernays descriveva il pubblico come ‘un gregge che ha bisogno di venire guidato’. E questo pensare da gregge rende la gente ‘ben disposta verso la classe dirigente’. Bernays fu sempre fedele al suo assioma fondamentale: ‘controlla le masse senza che esse se lo sappiano’. Le PR riscontrano i loro miglior successi con la gente quando non sa che sta venendo manipolata. Stauber descrive il fondamento logico di Bernays così: ‘La manipolazione scientifica dell’opinione pubblica è necessaria per superare il caos ed il conflitto in una società democratica’ (Trust Us, p. 42). Questi primi persuasori di massa pretendevano di svolgere un servizio morale per tutta l’umanità: la democrazia era troppo buona per la gente – era il loro concetto – si doveva dire loro cosa pensare, perché da soli non erano in grado di pensare razionalmente.
Quello che segue è un paragrafo del libro ‘Propaganda’ di Bernays: ‘Quelli che manipolano il meccanismo nascosto della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere che controlla. Noi siamo governati, le nostre menti vengono plasmate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee sono quasi totalmente influenzate da uomini di cui non abbiamo mai nemmeno sentito parlare. Questo è il logico risultato del modo in cui la nostra società democratica è organizzata. Un vasto numero di esseri umani deve cooperare in questa maniera se si vuol vivere insieme come società che funziona in modo tranquillo. In quasi tutte le azioni della nostra vita. Sia in ambito politico o negli affari o nella nostra condotta sociale o nel nostro pensiero morale, siamo dominati da un relativamente piccolo numero di persone che comprendono i processi mentali e i modelli di comportamento della masse. Sono loro che tirano i fili che controllano la mente delle persone’” (in ibid., pp. 13-14). Verissimo!
Ancora:
“Bernays credeva che solo pochi possedevano la necessaria perspicacia per vedere la Grande Visione così che venisse loro affidata la sacra missione. E, fortunatamente, si vide come uno dei pochi” (ibid., p. 14). Su questo punto, Bernays non errava affatto. Solo pochi hanno la “Grande Visione”, insomma possono far parte di quel “relativamente ristretto numero di persone” del quale parlava nel suo libro, “Propaganda”. Istituendo il “mondo delle masse”, fatalmente la “democrazia”, qualsiasi cosa si voglia intendere con tale termine, si apre alla manipolazione di chi ha il potere di controllare l’opinione, che è il nocciolo; e tale numero di manipolatori avrà due caratteristiche: 1) sarà composto di relativamente poche persone, quelle che possono aver accesso ai mezzi necessari; 2) tale gruppo non può essere in alcun modo “casuale” all’interno di una società qualsivoglia. Su tutto questo, dunque, Bernays aveva ragione. Concordo, con la differenza che non faccia affatto parte di quei “pochi”, bensì dei “molti”…
Va, comunque, sottolineato che questi primi “persuasori occulti” erano molto ma molto più sinceri riguardo alle loro finalità di quelli che son venuti dopo. Le finalità e le basi ideologiche vi eran dette apertamente.
Tre, per Bernays, erano i mezzi delle PR. Il primo era far accreditare una tesi da una parte “terza”, possibilmente – apparentemente – “neutrale”. Secondo punto, era quello di diffondere notizie preconfezionate. Fu Bernays ad inventare il “Comunicato Stampa”, oggi diffusissimo per ogni dove. Infine, last but not least, anzi decisivo, il linguaggio (ed è qui che lui applicò l’idea freudiana dell’“associazione mentale” alla persuasione di massa).