Tre video sulla cosiddetta “emergenza” rifiuti, peraltro calmierata al momento, ma non terminata:
Tre video sulla cosiddetta “emergenza” rifiuti, peraltro calmierata al momento, ma non terminata:
I rifiuti sono ormai da anni al centro di tematiche politico-ambientali a livello internazionale ed europeo. In Italia, questo settore stenta a trovare una soluzione definitiva per una scarsa volontà politica o per scelte interessate a perseguire strade relativamente più brevi e imprenditoriali (come quella dell’incenerimento dei rifiuti per esempio). In tal modo, il problema rifiuti sta acquistando dimensioni davvero insostenibili come dimostrano le ripetute crisi che interessano quelle aree che storicamente presentano problematiche a riguardo, come le regioni centro meridionali.
Ciò che ci sta maggiormente a cuore è promuovere un’adeguata campagna informativa riguardo ad una possibile ed ampiamente sostenibile gestione del ciclo dei rifiuti, che potremmo denominare RIFIUTI ZERO.
In particolar modo vogliamo anche sottolineare l’importanza capitale della metodica TMB, ovvero del Trattamento Meccanico Biologico a freddo, in alternativa a quello della cosidetta “Termovalorizzazione”.
fonte: GreenPace
Obiettivo di di una buona strategia per una corretta gestione dei rifiuti è quello di spingere verso soluzioni che tutelino maggiormente la salute e l’ambiente e che, allo stesso tempo, siano condivise dalla cittadinanza. La corretta gestione dei rifiuti è quella che ha come obiettivo la riduzione della quantità dei materiali da portare allo smaltimento finale.
Tradizionalmente il problema della gestione dei rifiuti viene affrontato con un approccio a valle, una volta che il rifiuto è stato prodotto, e questo non ha fatto altro che spostare l’attenzione dalle azioni di prevenzione alle scelte di smaltimento. Con una situazione generalizzata di esaurimento delle discariche, l’approccio a valle suggerisce di optare per l’incenerimento. Va invece adottato l’approccio a monte, prima che il rifiuto si produca, che permette di individuare tutte quelle azioni volte a non produrre rifiuti (o a produrne una quantità inferiore) e tutte quelle azioni che permettono di riutilizzare, riciclare, recuperare i materiali contenuti negli stessi.
La strategia è quindi la cosiddetta strategia delle ”Erre”: Riduzione alla fonte, Riutilizzo/Riuso, Raccolta differenziata porta a porta, Riciclo/Recupero dei materiali.
Fatto il possibile dal lato della prevenzione, attraverso l’attuazione di una serie di interventi legislativivolti a identificare obiettivi e stabilire incentivi insieme adiniziative di vendita dei prodotti alla spina o con vuoto a rendere, di riduzione degli imballaggi (non sono rari i casi in cui l’imballaggio è più pesante e voluminoso dell’oggetto che contiene), promozione del noleggio e del mercato dell’usato e dell’ autocompostaggio domestico occorre poi passare alla raccolta differenziata.
L’obiettivo è quello di separare in flussi omogenei il maggior quantitativo possibile dei materiali contenuti nei rifiuti. Ottenere un buon materiale dalla raccolta differenziata significa aumentare le possibilità e la qualità della fase successiva, quella del riciclaggio. Ciò è possibile con la separazione a monte dei rifiuti. Nonostante non esista un’unica ricetta applicabile in tutta Italia, le esperienze dimostrano che la raccolta effettuata con le campane stradali nelle migliori delle ipotesi permette di raggiungere circa il 30 per cento. La vera svolta operativa che permette di far balzare in pochi mesi al 60, 70 e anche 80 per cento la raccolta differenziata è il sistema ”porta a porta”.
Per essere efficace, la raccolta porta a porta va accompagnata a una incisiva campagna d’informazione e comunicazione, insieme al coinvolgimento dei cittadini. Con il porta a porta si tolgono i cassonetti dalle strade. Il porta a porta permette di sottrarre dallo smaltimento finale fino ad oltre il 70-85 per cento in peso dei rifiuti. Solo il 15-30 per cento circa del rifiuto residuale (l’indifferenziato) prenderà una strada diversa dal riciclaggio. Ulteriori tipologie di rifiuto, come gli ingombranti e gli elettrodomestici, possono poi essere conferiti presso le isole ecologiche comunali.
Dopo l’attuazione di un sistema di raccolta differenziata spinta, il rimanente 15-30 per cento circa dei rifiuti residuali indifferenziati può essere sottoposto ad un trattamento meccanico-biologico (TMB)che stabilizza e riduce ulteriormente la quantità e la pericolosità dei rifiuti da portare allo smaltimento finale.
Questa strategia, tralatro promossa da valide associazioni ambientaliste quali Greenpeace,riduce l’impatto ambientale, crea più occupazione, risparmia energia e quindi nel complesso è conveniente anche dal punto di vista economico. La strategia, che esclude il ricorso all’incenerimento, riducel’impatto sanitario della gestione dei rifiuti, evitando le emissioni di gas nocivi e la produzione di rifiuti pericolosi (ceneri). Inoltre, permette di aumentare tutte le attività che precedono lo smaltimento dei rifiuti. In questo modo, si crea più occupazione, si trasforma il rifiuto in risorsa, si risparmia sul consumo di materie prime e d’energia necessaria per estrarle, trasportarle e trasformarle, promuovendo così uno sviluppo davvero sostenibile a tutela delle generazioni future.
LINEE GENERALI PER UNA CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI
1. Riduzione della Produzione dei Rifiuti alla Fonte
2. Raccolta differenziata effettuata porta a porta
3. Riuso o riutilizzo – cambiamento di veduta sugli oggetti monouso
5. Compostaggio
Utilizzare tramite le Isole Ecologiche dei contenitori di compost ben areati per la decomposizione dei rifiuti organici umidi cercando soprattutto di separare i tantissimi agenti inquinanti presenti negli scarti degli alimenti e dei giardini con trattamenti adeguati. Imitare la Natura che “trasforma tutto senza lasciare rifiuti” è la strada da percorrere oggi
6. Trattamento Meccanico Biologico (TMB) per la gestione dei materiali residuali
Trattamento Meccanico Biologico (TMB). Sistemi di gestione a freddo dei rifiuti. Alternativa ai metodi di incenerimento (processo termico o bio-combustione). Sono tecniche di separazione meccanica che estraggono frazioni riciclabili di vetro, plastica, alluminio, acciaio, pulendo la parte residuale attraverso la rimozione di materiali utili, per lasciare una frazione di rifiuti biologici, che altrimenti il sistema (essendo contaminato da materiali non catturati) non riuscirebbe a riciclare. È ridotto il potenziale di generare metano, odori e percolato, cioè il grande pericolo proveniente dai materiali messi in discarica. Questo impianto è l’ideale sostegno alla raccolta differenziata.
Il Trattamento Meccanico Biologico (TMB), si attesta ,ad oggi, come la migliore soluuzione per il trattamento dei rifiuti non reciclabili, in alternativa dell’ormai sorpassata (in quanto valutata troppo dispendiosa sia in termini economici che energetici,oltre che altamente inquinante) metodica della “termovalorizzazione”.
Con il Trattamento Meccanico Biologico (TMB) senza combustione, si può trattenere senza incenerire evitando di inviare in discariche il 25% di ceneri tossiche o evitare di inviare in discarica materiale putrescibile e quindi pericoloso per il percolato che produce.
I rifiuti che restano, vengono prima selezionati da appositi macchinari cercando di recuperare ancora vetro, lattine e materiali riciclabili. Il rimanente è inviato in bireattori chiusi e con biofiltri che essiccano a 40-60° ciò che rimane. Il tutto senza bruciare.
Con la fermentazione si può anche produrre BIOGAS utile per fare funzionare l’impianto stesso o da mettere in “RETE”.
Cosa rimane
Il materiale essiccato è ridotto del 40-50% rispetto alla massa d’ingresso. Inoltre non è più putrescibile ed è quindi veramente INERTE e non è nemmeno una CENERE TOSSICA come quella prodotta dagli ince-neritori. Da mettere quindi in discariche speciali. Co-sa ne facciamo? Ci sono varie soluzioni, tutte diverse. Essendo inerte:
1. Si può utilizzare per sottofondi stradali o barriere stradali misto alla torba
2. Si può stoccare in discariche come materiale inerte e non putrescibile e misto alla torba per ricoprire vecchie discariche
3. Si può produrre CDR per creare un combustibile sostitutivo da usare in cementifici o industrie, quindi eliminando una fonte d’emissione.
In Germania si stanno sperimentando metodi di produzione chimica a freddo di altri materiali. Ricordiamo sempre che gli inceneritori non eliminano le discariche ma producono ceneri tossiche che sono circa il 25% di ciò che viene bruciato. L’ultima e peggiore destinazione del residuo da TMB è quella di inviarlo in inceneritori già esistenti.
“L’inceneritore è il metodo più costoso di smaltimento di rifiuti.” Wall Street Journal – 11 Agosto 1993
Un impianto Di TMB invece costa anche 50-75% in meno di un inceneritore,inoltre questo sistema, inserito in un ciclo integrato tra riduzione alla fonte, raccolta differenziata porta a porta e compostaggio diviene vero e proprio vantaggio sociale, accettato dalle popolazioni, perché non ha solo costi minori, ma soprattutto inquina decisamente molto di meno di un inceneritore. L’incantesimo degli inceneritori, (macchine costose, energivore che sprecano acqua e materie prime, che inquinano terra, aria e mettono a rischio i prodotti agricoli e la nostra salute) è opinabile ritenere che venga ,giustamente, soppiantato da una concreta, nonché pienamente sostenibile alternativa,il Trattamento Meccanico Biologico.
APPROFONDIMENTO SUL T.M.B.
Le due sigle, in lingua inglese, stanno per” MECHANICAL-BIOLOGICAL TREATMENT “ e per ”BIOLOGICAL-MECHANICAL TREATMENT”. L’apparente piccola distinzione “SEGNA” al contrario lo scopo dei due “sistemi impiantistici” definendone al contempo una “DIVERSA ORGANIZZAZIONE MODULARE”. Nel primo caso che a noi sembra pienamente funzionale al “percorso verso rifiuti zero” si tratta di impianti dotati di DUE BRACCIA : un “braccio automatico” finalizzato a recuperare le frazioni riciclabili”secche” ancora contenute nei residui appartenenti al cosiddetto”sopravaglio” e costituite da carta-cartoni-metalli ferrosi e non ferrosi-vetro-plastiche ecc.ed un “braccio” finalizzato a “stabilizzare” i materiali organici e biodegradabili quali gli scarti alimentari, le falciature, la carta contaminata e il sottovaglio fine. Questo”braccio” può essere dotato di una sezione di digestione anaerobica ( ad umido, a semiumido o a secco) per la valorizzazione energetica delle frazioni biodegradabili per la produzione di biogas ad alta componente metanica(55-70%). Tale sistema non ricorre a modalità preliminari di triturazione che comprometterebbero le successive modalità di recupero dei materiali omogenei e si avvale, in genere, di uno (o due) cilindri (o setacci) orizzontali rotanti (dotati di fori di svariate dimensioni), di classificatori ad aria, di mulini e di magneti nonché, nei casi più avanzati, di lettori ottici a raggi infrarossi ( NIR-Near Infrared system). Nel secondo caso (BMT) il residuo viene subito triturato per poi essere “stabilizzato” subendo al massimo un grossolano processo di selezione, quasi sempre rivolto a recuperare i metalli. Buona parte di questi sistemi che segue un processo di stabilizzazione “accelerata” (biossidazione) è volto a produrre Combustibile Derivato da Rifiuti(CDR) ricavato dal “sopravaglio” che è il risultato di una grossolana separazione attraverso il vaglio rotante dal “sottovaglio” a prevalenza organica. Il BMT sta quindi, in genere, dentro la”filiera dell’incenerimento”. In altri casi ha il compito di produrre i cosiddetti”bio-cubi” da mettere a discarica anche con recupero energetico della frazione putrescibile sfruttando la produzione di bio-gas.
Come già detto il ricorso al TMB, quando è finalizzato alla massima “diversione” (o sottrazione) dalla discarica si pone in alternativa al ricorso all’incenerimento. Esso, nelle sue componenti, non mira a produrre CDR ma ad “estrarre materie ed energie” dai differenziati flussi residui. Questa “combinazione modulare” viene applicata in alcuni impianti in attività su ampia scala ed è fornita da diverse compagnie. Tali impianti, anche secondo importanti agenzie indipendenti, sono in grado di sottrarre dalla discarica più del 70% dei residui in ingresso, ma anche considerando stime molto più prudenziali è indiscutibile che almeno la metà di quel 34-38% che residuerebbe dal raggiungimento degli obiettivi fissati dalla GR e dalla finanziaria 2007 conferimento in discarica. Non più di un 15-19% andrebbe in discarica sotto forma di inerti e di frazione organica stabilizzata. Anche con l’inceneritore i quantitativi da conferire in discarica sarebbero praticamente equivalenti ma con una pericolosità indiscutibilmente superiore.
Questa modalità impiantistica opera dal 2004 a Sidney trattando 175.000 t/anno. Essa è commercializzata dalla Global Renewables che nel 2005 si è anche aggiudicata un importante appalto nella contea inglese del Lancashire dove l’impianto UR-3R è stato scelto proprio in alternativa all’inceneritore previsto nel 2001 ed ora cancellato. Le operazioni e gli accordi economici sono stati siglati nel marzo 2007 e la progettazione è in fase di scoping. L’impianto, per raggiungere alte rese di recupero di carta-cartone-vetro-plastiche-metalli ricorre a vagli ed a classificatori ad aria che inviando ad un sistema di scivoli i vari materiali leggeri e pesanti vieneintegrato, nella fase finale di recupero dei materiali secchi riciclabili, da selezione manuale. La parte organica viene trattata in due modi complementari, dopo essere stata avviata al “percolatore”: un flusso, costituito da verde e materiali legnosi viene compostato per via aerobica; il flusso prevalente viene inviato a digestione anaerobica che si svolge completamente ad umido. Da questo flusso esitano solo inerti (sabbia e ghiaia) in quanto le modalità di digestione aerobica si svolgono appunto per via umida. Dal compostaggio aerobico residua un “compost” definito OGM (Organic Growth Matter) che nel contesto australiano viene impiegato in agricoltura ma che invece in Lancashire dovrebbe essere utilizzato per ripristini ambientali. In discarica viene inviato circa il 25-30% dei rifiuti in ingresso.
Questa modalità di trattamento meccanico-biologico opera concretamente nell’impianto di Tel Aviv dove tratta 70.000 t/anno. Un simile impianto ha vinto appalti a Sidney e a Perth in Australia ed è stato inserito tra le “best technologies avaiable” da molte municipalità degli Stati Uniti d’America. Questo impianto è l’unico sistema TMB che tratta ad umido i residui che vengono inviati in successione in due cisterne colme d’acqua dove i diversi materiali vengono separati per gravimetria.
I materiali biodegrabili (scarti alimentari e cartacei) vengono inviati a digestione anaerobica con alte rese energetiche nella produzione di metano e quindi di energia elettrica. I metalli recuperati e le plastiche eterogenee vengono inviati a riciclaggio. Il “digestato” (cioè il residuo della digestione anaerobica) in Israele viene utilizzato tal-quale per uso agronomico. In Europa ciò non sarebbe possibile ed, anche se sottoposto ad una successiva fase aerobica, tuttalpiù potrebbe andare a ripristini ambientali. Comunque, anche non considerando l’utilizzo della frazione organica stabilizzata, le capacità di sottrazione dalla discarica superano il 70% del residuo. Infatti nel processo anaerobico, la materia trattata, arriva a perdere più del 60% del peso iniziale attraverso la fase di fermentazione.
Questo impianto, realizzato da Horstmann-Group tratta 60.000 t/anno. Nel 1994 la popolazione e il comune respinsero un progetto d’incenerimento e adottarono un sistema di gestione dei rifiuti senza bruciarli. L’impianto ha una sviluppata sezione automatica per recuperare metalli, plastiche e carta.
L’agenzia inglese indipendente Juniper documento che l’impianto sottrae alla discarica il 69% dei residui in ingresso. L’impianto è dotato di 2 cilindri rotanti e di lettori ottici a raggi infrarossi per recuperare plastiche e carta (vedi allegato). La parte organica viene inviata a compostaggio aerobico in tunnel e a digestione anaerobica.
L’impianto, progettato e gestito da Wastec tratta 25.000 t/anno ed ha una resa dell’80% di recupero dei residui riciclati. A differenza dei sistemi UR-3R e ARROW-BIOPROCESS che dichiaratamente non producono RDF o CDR questo impianto, a seconda della volontà dei decisori politici, può o non può produrre scarti da avviare a recupero di energia attraverso la combustione di una parte dei residui. Comunque l’impianto è in grado di recuperare, sotto forma di materiali da inviare a riciclaggio, circa l’80% dei residui secchi in ingresso (carta-platiche-metalli- ecc.)
Esso adotta il Kinetic-Streamer System che inizialmente separa i residui in due flussi:
I materiali organici possono essere inviati a compostaggio o a digestione anaerobica a seconda della pianificazione prevista.
Questi sistemi impiantistici, seppur diversi tra di loro, non sono molto dissimili dal progetto “ideale” contenuto nel saggio “COOL WASTE MANAGEMENT” di Greenpeace UK del 2003, e confermano una capacità di sottrazione dalla discarica molto prossima a quel 15% che nel testo suddetto viene dichiarata una volta realizzate raccolte differenziate con una resa del 60% e con impianti di trattamento a freddo della frazione residua. Sulla base di queste esperienze, e anche alla luce di costi d’investimento inferiori di almeno il 50% rispetto alla costruzione di nuovi inceneritori si può ragionevolmente considerare la possibilità di evitare sicuramente anche nel contesto fiorentino, pratese e pistoiese la realizzazione di nuovi inceneritori, prevedendo con gradualità la dismissione degli esistenti. L’ampia letteratura disponibile, l’autorevolezza di consulenti di prestigio internazionale, confermano il carattere affidabile e innovativo di tale prospettiva che è rafforzato ulteriormente da un elemento che caratterizza la realizzazione d’impianti di trattamento meccanico-biologico: l’estrema flessibilità che deriva dall’organizzazione modulare del sistema.
Sarà così possibile, di volta in volta, alla luce dei risultati maggiori o minori delle raccolte differenziate, “tarare” le linee di trattamento del residuo; aspetto non secondario impossibile nel caso di un ricorso all’incenerimento dei rifiuti che richiede al contrario flussi costanti di alimentazione indipendentemente dal buon esito delle raccolte differenziate. Comunque, a valle di questi sistemi, quale contributo originale che segnala un’assenza all’interno delle pur avanzate modularità di trattamento meccanico-biologico descritte, a nostro avviso, i decisori politici interessati davvero al percorso “Rifiuti 0” dovrebbero prevedere un centro di ricerca in grado di monitorare le criticità ancora presenti nel sistema di gestione riguardanti soprattutto scarti, imballaggi e oggetti non riciclabili e comportabili (quindi transitoriamente da avviare adiscarica). Tale centro, attraverso il contributo di facoltà universitarie e del CONAI dovrebbe gradualmente incoraggiare una progettazione industriale migliore appunto per questi prodotti, onde ottenere un’ulteriore minimizzazione nel ricorso alle discariche.L’alternativa esiste e la vogliamo.
Documentazione scaricabile
IMPIANTISTICA UR- 3R GIA’ OPERATIVA A SIDNEY E IN ALTRE CITTA’ AUSTRALIANE
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l termovalorizzatori comunicano un’illusione: i rifiuti vi entrano e, magicamente, scompaiono. Non è così. Per 1 tonnellata di rifiuti bruciata (+ acqua e Ossigeno), esce: • 1 tonnellata di fumi; • 290 Kg di ceneri “solide” da smaltire; • 30 Kg di “ceneri volanti”; • 650 Kg di acqua di scarico da trattare; • 25 Kg di gesso. Gli inquinanti catturati dai filtri non vengono distrutti, ma semplicemente concentrati nei residui solidi (ceneri) o liquidi (acque di scarico) anziché in quelli gassosi. Il residuo della combustione: Circa il 30 % del peso del rifiuto è ridotto in ceneri che per le loro elevate caratteristiche di tossicità, devono essere smaltite in discariche speciali. Gli inquinanti “dispersi” come gas, acque di scarico, percolato delle discariche speciali, entrano nella catena alimentare e si depositano nei tessuti degli organismi viventi, con tempi di persistenza molto lunghi e grande capacità di accumulo. Formazione della diossina: Si sa che sotto i 900 °C le plastiche come gli avanzi di cibo salati possono produrre diossina la quale è fonte di gravi danni per la salute. La diossina è una sostanza che entra nel ciclo alimentare e si accumula nei grassi, soprattutto nel latte materno. 1 solo grammo di diossina è considerato pericoloso per 4.500.000 persone. Fonte: Seminario Medicina Democratica “Rischi e danni per la salute..” Firenze 2001 ALLARME ISDE (Associazione medici per l’ambiente) L’incenerimento è la tecnologia meno rispettosa per l’ambiente e la salute per la formazione di NANOPARTICELLE. Queste sostanze una volta penetrate nell’organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie: come forme tumorali, malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche. L’ISDE chiede, fra l’altro, che venga istituita una MORATORIA sui progetti dei termovalorizzatori.Alle alte temperature (per evitare la formazione di diossine), si formano delle particelle molto piccole inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili, che non possono essere filtrate né dai sistemi meccanici, né dal nostro organismo, per cui quando vengono respirate insieme all’aria, entrano in circolazione attraverso il sangue e si depositano in un organo. Cip6 I termovalorizzatori godono di contributi statali, poiché falsamente vengono spacciati per “fonti rinnovabili ed assimilate” e pagate dai cittadini nella bolletta Enel alla voce A3 con il 7% Senza il Cip6 la produzione di energia da rifiuti non sarebbe affatto conveniente . LE ALTERNATIVE
Restante indifferenziato Mediante il Trattamento Meccanico Biologico a freddo (TMB) si separa la frazione umida (biocombustibile e compostaggio per ricoprire discariche) dalla frazione secca (carta, plastica, vetro, inerti… in parte riciclabile, in parte smaltiti – per sottofondi stradali e altro) Non è utopia Queste alternative sono già operative in molte città della Lombardia, del Veneto, ma soprattutto nel Nord Europa e negli USA. In Italia le percentuali della raccolta differenziata vanno in media dal 45/50% del Nord a scendere verso il Sud anche fino 5/10%. Alcuni esempi concreti di percentuali di differenziata San Francisco (USA) 67% (800.000 ab) Novara………………….…….68% (100.000 ab) Verbania:……………………66,4% (31.000 ab) Asti……………………………..62% (74.000 ab) Belluno………………………. 57% (36.000 ab) Rovigo……………………….. 51% (52.00 ab) Reggio Emilia…………… 46% (132.000 ab) Priula-Treviso…………. 75% (220.000 ab) Padova, Torino, Brescia, Ravenna: 39-37%. Quartiere Colli Aniene (Roma): 63% Regione Fiandre (Belgio): 70% I termovalorizzatari comunicano un’illusione: i rifiuti vi entrano e, magicamente, scompaiono. Non è così. 1. I termovalorizzatori non distruggono i rifiuti, ma ne cambiano solamente la composizione chimica. Inoltre durante la loro combustione si formano nuove sostanze (Diossine, furani, inquinanti organici) e si liberano dei metalli, che non sempre sono filtrabili neanche dai più sofisticati sistemi di abbattimento. Tutte queste sostanze risultano essere altamente tossici, cancerogeni e mutageni. Le ceneri devono essere destinate in discariche speciali molto più costose di quelle normalmente utilizzate per i rifiuti comuni. Praticamente sono delle fabbriche di veleni. 2. Tutte queste sostanze finiscono nei suoli, dai suoli nei vegetali e da questi negli animali che se ne cibano; accumulandosi nei lipidi raggiungono le concentrazioni più elevate negli organismi al vertice della catena alimentare, cioè negli uomini e tra questi nelle nuove generazioni. 3. I termovalorizzatori bruciano principalmente la carta, la plastica, il legno, ecc., cioè prevalentemente i materiali che potrebbero essere recuperati. Costruire termovalorizzatori significa quindi vanificare le raccolte differenziate di questi materiali. 4. Finanziariamente i termovalorizzatori rappresentano un affare (sporco) soltanto perché godono di contributi statali, poiché falsamente vengono equiparati alle fonti di energie rinnovabili. Essi producono sì energia, ma in quantità minore di quanto ne consumano, e a scapito della qualità dell’aria e del suolo, perché vengono inquinati di nuove sostanze tossiche, cancerogene e mutagene. 5. Esistono soluzioni meno costose, non inquinanti e non dannose per la nostra salute, già operative in città della Lombardia, del Veneto, ma soprattutto nel Nord Europa e negli USA. 6. Queste soluzioni privilegiano la raccolta differenziata “porta a porta” e il Trattamento Meccanico Biologico a freddo (TMB), mediante i quali si riesce a differenziare quasi tutto. 7. La Comunità Europea prevede una linea di intervento sulla gestione dei rifiuti che in ordine di priorità si riassume con le 4 erre: 1) Riduzione alla fonte; 2) Riutilizzo/Riuso; 3) Raccolta differenziata porta a porta; 4) Riciclo/Recupero dei materiali. 8. Con il raddoppio del termovalorizzatore del “Picchianti”, si brucerà spazzatura in quantità doppia. Molto di più di quella prodotta dai livornesi. Di conseguenza in tutta la città vi sarà: a) un peggioramento della qualità dell’aria; b) maggiori rischi per la salute; c) maggiori spese sanitarie; d) una forte riduzione dei valori della case e degli immobili. BUONE RAGIONI PER NON COSTRUIRE UN INCENERITORE 1. Il Decreto Ronchi del 1997 e stabilisce che il problema rifiuti deve essere risolto preferibilmente con la riduzione dei rifiuti prodotti, ad esempio mediante il minore uso degli imballaggi, e la raccolta separata finalizzata al riciclaggio. 2. Gli inceneritori funzionano bruciando la carta, la plastica ed il legno ecc. contenuti nei rifiuti. Costruire inceneritori significa quindi vanificare le raccolte differenziate di questi materiali necessari per la combustione. 3. Durante la combustione dei rifiuti non solo si liberano metalli tossici, ma si formano anche nuove sostanze cancerogene, come diossine e furani, tutte sostanza queste che non sono significativamente filtrabili neanche dai più sofisticati sistemi di abbattimento. 4. I residui della combustione che escono dagli inceneritori sono costituiti da polveri e ceneri altamente tossiche; hanno quindi bisogno, per motivi sanitari, di lavorazioni e discariche molto più costose di quelle normalmente usate per i rifiuti comuni. 5. Gli inceneritori non producono energia ma la consumano. Infatti la selezione, l’essiccatura, la pressatura ed il trasporto dei rifiuti richiedono complessivamente più energia di quella ottenuta dalla loro combustione. 6. La convenienza economica dell’incenerimento esiste solo per le ditte che lo gestiscono, mentre i cittadini sono costretti a pagarne l’onere. Infatti l’energia elettrica prodotta viene venduta all’Enel ad un prezzo molto maggiore di quello di mercato. La differenza la paga lo Stato con le nostre tasse. Come se non bastasse il salasso già subito per i rifiuti! 7. Secondo uno studio, una modesta raccolta differenziata, ad esempio al 40%, garantirebbe nella Provincia di Livorno la creazione di 90 nuovi posti di lavoro, più altri 20 nella stagione estiva. Un moderno inceneritore invece impiega al massimo 25-30 persone. Puntare sugli inceneritori significa quindi mortificare le possibilità occupazionali. Links Documentazione scaricabile DiOSSINE e METALLI nel LATTE VACCINO in prossimità di impianti di INCENERIMENTO Video Disfarsi degli inceneritori in due mosse Nano patologie: morire a norma di legge Danni alla salute derivanti dagli inceneritori Siti |